Poteva andare peggio.
Ma fa ancora in tempo.
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Ciao cara, più che nana e dom mi sembri una persona infelice. Mi spiace leggere i soliti sinistri come te che danno gratuitamente del fascio a chi non si allinea al politicamente corretto.
E poi scusami @nanandom sono donna ed ho da fare.

Considerazioni possibiliste
Già
“Nelle democrazie le forze dell'ordine vivono di quel delicatissimo equilibrio che si fonda sull'equidistanza tra le forze politiche. Al contrario, nelle dittature, i tiranni indossano sempre la divisa, che non è banale teatralizzazione del potere, ma serve a mandare un messaggio preciso: l'esercito risponde a me, a me soltanto e a nessun altro. Fidel Castro ha indossato la divisa nelle apparizioni pubbliche per decenni, la logica era la solita utilizzata nei paesi del socialismo reale: l'esercito è il popolo, io sono il capo dell'esercito, io sono il conduttore del popolo. Attaccare Fidel Castro significava avere l'esercito (e tutte le forze dell'ordine) contro. Fidel Castro dismise la divisa militare in rare occasioni: quando incontrò Giovanni Paolo II nel 1998 per esempio; in quel caso mise da parte il suo ruolo di caudillo e si sottopose a un possibile confronto che infatti portò alla liberazione di diversi detenuti politici. Gheddafi indossava la divisa militare perché fosse chiaro che il suo era principalmente un ruolo militare, un potere militare, preso con le armi e mantenuto con le armi. La Libia era la caserma del Colonnello Gheddafi che ebbe la civetteria populista di definirsi Colonnello, perché Generale era il popolo (ossia nessuno, essendo il potere assoluto in Libia nelle mani del solo Gheddafi e della sua famiglia). Mussolini dismette l'abito borghese e inizia a indossare fez e divisa quando decide che lo Stato e il fascismo debbano coincidere e quindi chiunque lo critichi è fuori dalla legalità. Da quel momento le critiche a Mussolini e al fascismo diventano un problema di polizia. In guerra, anche i leader democratici hanno indossato la divisa. Uno su tutti, Winston Churchill. Con l'Inghilterra ufficialmente in guerra, indossare la divisa significava essere a capo delle forze armate di uno Stato in guerra. A Yalta, tra i big three (Roosevelt, Stalin e Churchill), Stalin decise di indossare la divisa di Generalissimo dell'Armata Rossa (titolo che si era autoattribuito) mentre Roosevelt partecipò in abiti borghesi: in quel modo ribadiva il suo ruolo di presidente ben diverso da quello del generale Eisenhower. Applicare oggi queste interpretazioni a Salvini può sembrare ridicolo per la mediocre caratura del personaggio, ma la sua mediocrità non deve fuorviarci. Cosa significa per lui (e per chi lo osserva e subisce) indossare quella divisa? Che se io critico o contrasto il ministro dell'Interno avrò la Polizia contro? Significa che la Polizia condivide le azioni politiche del ministro dell'Interno? In questo caso ci sarebbe da temere la trasformazione della Polizia di Stato in un organismo politico. E qui vale la pena fare una precisazione che non è affatto scontata: la Polizia dipende dal ministero dell'Interno, non dal ministro, e non è questione di lana caprina. È esattamente per questo motivo che la Polizia ha un capo della Polizia che non è il ministro dell'Interno. Il ministro dell'Interno - come il primo ministro - quando indossa la divisa lo fa come gesto solidale che è accettabile esclusivamente in occasioni formali. Per esempio tutti i presidenti, i presidenti del Consiglio e i ministri quando vanno a trovare i soldati in missione all'estero, indossano la divisa perché quel giorno è un giorno da soldato. Non solo: in zone di guerra, che i vertici politici non siano individuabili è una misura di sicurezza e non vuota formalità. Anche nei giorni commemorativi indossare la divisa ha un significato istituzionale, ma indossare la divisa in occasioni diverse da questa sa solo di propaganda politica che si tramuta in gesto autoritario. Il messaggio che chi indossa la divisa fuori contesto sta dando è un messaggio pericolosissimo per la democrazia. Questo vale per tutti e vale ancora di più per Matteo Salvini, leader di un partito che non ha una storia di legalità da vantare. La Lega non è stata in grado di arginare - e in parte forse non ha voluto - la diffusione del potere ‘ndranghetista nel nord Italia; la Lega deve ai cittadini italiani 49 milioni di euro e, sempre la Lega, in Calabria si è legata politicamente a figure poco specchiate: mostrandosi oggi con la divisa della Polizia, Salvini spera di poter cancellare tutto questo e dire non semplicemente “io sto dalla parte della legalità” (ci mancherebbe pure che il ministro dell'Interno non lo fosse!), ma “io sono la legalità”. Salvini usa la scorciatoia propagandistica per non rispondere delle responsabilità politiche sue e del suo partito. Ma la cosa più grave è che utilizza la Polizia, un organo dello Stato che in democrazia è autonomo rispetto ai partiti politici, a tutti i partiti politici, per finalità personali. Indossare le divise, come fa Salvini, significa mandare messaggi a chi fa parte delle forze dell'ordine. Significa avere un atteggiamento intimidatorio verso chi non dovesse avere simpatia per le posizioni politiche del ministro. Significa creare, per ogni divisa indossata, una frattura tra chi quella divisa la indossa ogni giorno, per lavorare e non per fare propaganda politica. Ciascuno ha le sue idee politiche, ma se servi il Paese, prima della tua parte viene lo Stato. Indossare le divise durante i comizi significa dire: la polizia è cosa mia. E lo Stato non è Matteo Salvini. E lo Stato non è la Lega. Questo, a Salvini, ogni tanto vale la pena ricordarlo.”
—
Roberto Saviano
a prescindere dalla firma in calce…
Poi appunto visto che il ministro dei selfie manco si piglia le responsabilità, non da ordini scritti, ma mette pressione sui sottoposti via twitter.
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Scusate ma a me sembra proprio un articoletto da liceale per il giornalino della scuola.
Ora, senza togliere nulla alla mediocrità della salviniana figura ministeriale a me sembra che il Savianone internazionale si stia un attimino arrampicando sui vetri.
Poi per carità, paragonate il ministro felpato a Fidel Castro, Gheddafi, Mussolini.. ahahah addirittura??
A già, “Salvini usa la scorciatoia propagandistica per non rispondere delle responsabilità politiche sue e del suo partito.. significa avere un atteggiamento intimidatorio..”.
Dai Saviano, seriously seriously?
Quale giro meraviglioso di parole per dire “Salvini mi sta sul cazzo”.. ahahah
Saviano è poco seriously :D
Sono stata stuprata da Salvini
Sono stata
‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili
(che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che
molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la
peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla
triade Dio-Patria-Famiglia.
Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani.
La questione dell'immigrazione, al di là dei
complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione
è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto
sarà — necessaria), è una questione culturale.Io non voglio vivere in
un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra,
nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con
un'identità culturale che affondi le proprie radici nell'Illuminismo e
nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all'altezza
della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i
toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale
che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere)
simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto
a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado.
Valentina Nappi su instagram
(neretti miei)
—–
“Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un'identità culturale che affondi le proprie radici nell'Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all'altezza della modernità contemporanea.” (Cit.)
La Nappi si distingue sicuramente per la professionalità con cui svolge il suo lavoro, certo è che nella sua “denuncia di stupro” è inciampata più volte in ossimori e contraddizioni socio culturali del tutto rivedibili, “al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi, ..è una questione culturale”, culturale, ovviamente.
Interessante cogliere questo momento di deriva culturale ed avere contributi di fini pensatori, ci mancherebbe precludere la possibilità di esprimere un parere personale a nessuno, sia chiaro..
Diciamolo, di politica non ci capisce un cazzo! No, wait…
non gli resta che andare a putt..
E’ un gran bel segnale per chi stia da una parte, quando l’altra arriva a sottolineare gli afflati autenticamente CUL-turali delle Valentine Nappi.

